La decisione era nell’aria da tempo e la Casa Bianca, come previsto, l’ha comunicata ufficialmente: General Motors dovrà portare i libri contabili al tribunale fallimentare. Per lei si prevede l’ingresso in una fase di bancarotta pilotata della durata di 60-90 giorni, analoga a quella in cui si trova attualmente Chrysler.
Delle 14 fabbriche di cui si preannunciava la chiusura, saranno 11 gli impianti a cessare effettivamente la produzione. Gli altri tre la sospenderanno solo temporanemente. Tanti saranno comunque i licenziamenti: rimarranno senza posto 21.000 dipendenti. Il governo di Washington, in ogni caso, fornirà ancora enormi aiuti finanziari a GM, per una cifra pari alla bellezza di 30,1 miliardi di dollari, corrispettivo grazie al quale la Casa Bianca diventerà la maggiore azionista di Detroit, in forza del suo 60%.
Il resto della proprietà sarà suddivisa tra il Canada e lo stato dell’Ontario, che verseranno 9,5 miliardi ottenendo il 12% del capitale, i fondi pensione dei dipendenti, cui andrà il 17,5%, e i detentori di obbligazioni che hanno dato fiducia al piano di risanamento, cui andrà il 10% delle quote.
Il presidente Barack Obama interverrà al riguardo verso le 18 italiane, fornendo ulteriori dettagli sul prossimo futuro di GM. In particolare Obama si soffermerà su questa delicata fase di passaggio, descritta come “più complessa” rispetto a quella di Chrysler, che sta rappresentando comunque un precedente positivo per quanto accadrà a GM.


