
Il sito web del quotidiano La Repubblica ha pubblicato ieri un’interessante intervista ad Horacio Pagani, l’artefice delle iconiche supercar di San Cesario sul Panaro che portano il suo nome, prodotte finora in numero prossimo alle 100 unità. Che dire? Beh, che è tutta da leggere: come abbiamo scritto più volte, “Mago” Horacio è più che un personaggio…tutto il testo è nel seguito.
Intervista a Horacio Pagani




“Mio padre -spiega il manager- ha 80 anni e fa ancora il fornaio. Il suo insegnamento? Il cliente più importante non è quello che arriva la prima volta, ma quello che torna la seconda”.
Una cosa è una pagnotta, un’altra una GT da due milione di euro. Come si fa a tornare da lei?
“E’ molto più facile di quanto non si possa immaginare: abbiamo un cliente che ha tre auto e uno che ne ha quattro”.
Ma perché limitare la produzione della Zonda R a solo 15 macchine? Dalle attrezzature che avete sembra possiate produrne almeno 300…
“E’ vero, gli stampi per realizzare la macchina sono tutti nuovi e non ci sarebbero problemi ad alzare la produzione. Secondo me neanche a trovare i clienti, ma il punto è un altro: di R ne faremo solo 15 perché è un impegno che abbiamo preso tempo fa con i nostri clienti. E gli impegni si rispettano sempre, a qualsiasi costo”.
Non le sembra eccessiva una macchina che costa 1.450.000 euro tasse escluse?
“E’ tutto relativo: tenga presente che una Zonda F anni fa costava 700.000 euro di listino e che oggi ne vale almeno 900.000. Insomma, più che il prezzo secondo me bisogna sempre guardare il valore residuo”.
E’ vero che passate ai raggi X ogni pezzo e che esiste un libro, segretissimo, che ripercorrere passo passo la genesi di ogni modello, i difetti e le riparazioni?
“Quella è solo la punta dell’iceberg. Tutto comincia già con l’arrivo del motore, che viene dalla AMG, il reparto sportivo di Mercedes. Già dalla partenza quindi, non abbiamo un propulsore qualunque, perché è un V12 costruito interamente a mano da una sola persona, che viene testato a lungo prima di arrivare da noi. Così, anche sul motore c’è una placca con il nome e la firma di chi lo ha costruito, proprio come su ogni singolo componente della Zonda, che riporta il nome dell’artigiano che l’ha realizzato. Una firma che su ogni nostra macchina viene applicata su almeno 3700 pezzi”.
Ci parli del librone.
“E’ una sorta di Bibbia per ogni vettura: tutto, ma proprio tutto, ciò che viene effettuato sulla macchina viene riportato sul librone. Ogni operazione ha un codice, ogni pezzo ha un codice. E ogni singola aggiunta alla vettura viene raccontata e controfirmata dall’artigiano. Per esempio, quando la macchina va in verniciatura, noi sappiamo chi ha verniciato ogni GT, e a che temperatura è andato il forno ogni volta che è stato verniciato un pezzo.
Stesso discorso per la fase di collaudo: siamo in tre a provare le macchine e a ogni uscita e ad ogni azione correttiva corrisponde una lunga nota. Così si arriva all’eccellenza assoluta, perché ogni vettura è una storia a parte ed è facile risolvere i problemi, anche quelli più complessi con questo enorme database: il circolo virtuoso che si mette in piedi per le azioni correttive è infallibile”.
Il sistema viene usato anche per i richiami?
“Certo, se troviamo un problema che si è verificato su almeno due macchine, mandiamo una lettera ai clienti per cambiargli gratis i pezzi. Ma andiamo molto oltre sul fronte dell’assistenza”.
Ossia?
“Conserviamo sotto zero un campione del tessuto che si usa per realizzare i materiali compositi impregnandolo nella speciale resina. Li conserviamo per sempre: se fra vent’anni una monoscocca in fibra di carbonio ha un problema, io posso andare a tirare fuori proprio quel campione di tessuto, “cuocerlo” e analizzare il problema nel dettaglio. Questo lo fanno solo le industrie aeronautiche: noi costruiamo le nostre macchine con la stessa procedura con cui realizzano gli aerei. A tale proposito poi, ogni volta che facciamo il controllo di un componente a rischio di sicurezza gli diamo un codice speciale e gli facciamo i raggi X”.
E tutto questo finisce nel librone?
“Si, tutto, radiografie, commenti tecnici, gusti del cliente, le riparazioni e le modifiche. Il book è tradizionale, ma i test, le radiografie e le foto sono digitali e conservati su computer: sul librone ci sono i codici per poter accedere al database elettronico. Ora però la devo lasciare: domattina ho la sveglia alle 3, partiamo per un complicato collaudo”.
Proprietario, progettista e collaudatore, Horacio è tutto questo. E la domanda nasce spontanea: ma quanti siete alla Pagani?
“Cinquantatré: siamo sempre una piccola realtà, ma l’importante nella vita è essere la testa di un topino e non la coda di un leone”.
Ci permettiamo una piccola postilla: Horacio ha il carisma riservato, la consapevolezza e le capacità per diventare nel tempo il vero eroe dell’industria dell’auto di inizio XXI secolo. Figure così sopra le righe, difficile trovarne ancora.
NOTA: le foto del servizio, comprese quelle del “librone” sono state gentilmente concesse da Repubblica Motori.

